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"Una finanziaria di riforme radicali fortissime" e i nomi dei "politici legati alla mafia e agli affari". E' il "giorno da leoni" annunciato per domani allAssemblea regionale siciliana dal governatore Raffaele Lombardo, che non vuole essere messo sotto scacco politico dall'inchiesta della Procura di Catania in cui é indagato per concorso esterno all'associazione mafiosa. E dal capoluogo etneo, nell'albergo di fronte al Palazzo di giustizia dove sabato scorso ha reso spontanee dichiarazioni ai magistrati che lo indagano, intervenendo a una riunione del partito di cui è leader e fondatore, il Movimento per le autonomie, Lombardo ritorna all'attacco. 'Martedi' davanti all'Ars - annuncia - diremo chi sono i politici legati alla mafia e agli affari: dimostreremo che non siamo noi quelli da indagare ma altri". Niente anticipazioni però sui nomi: "queste cose - spiega - vanno fatte nei luoghi deputati. Martedì all'Ars dirò qualcosa di forte...". Lombardo ribadisce "sostegno e rispetto per la magistratura che è fondamentale per la democrazia" e che per questo vuole "libera, forte e indipendente e non privata dello strumento delle intercettazioni". Ma una cosa non la gradisce, il governatore, e lo dice: l'atteggiamento del ministro della Giustizia che, secondo Lombardo, "pratica un garantismo che serve soltanto ai potenti" e che "invia gli ispettori a Trani perché si è toccato il suo presidente del consiglio - osserva Lombardo - e invece non ne manda nella procura in cui lo stesso capo dell'ufficio parla di mano politica della diffusione delle notizie". Affermazioni alle quali il ministro replica seccamente: "Preferisco - afferma Alfano - non commentare le dichiarazioni, sebbene ovviamente da me non condivisibili, di un uomo in difficoltà". Poi l'affondo politico di Lombardo. Perché il presidente della Regione parla dell'accusa come "spazzatura politica" legata "alle riforme avviate nella Sanità e nei Rifiuti che hanno toccano interessi intoccabili". Su quest'ultimo...