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È stato il vescovo di Agrigento don Franco Montenegro ad avviare ufficialmente la sessione introduttiva della causa di canonizzazione di Rosario Livatino, il giudice "ragazzino" ucciso dalla mafia il 21 settembre 1990, a 21 anni esatti dal giorno della sua uccisione lungo la strada statale 640. Un applauso di oltre cinque minuti e tutti i fedeli in piedi hanno salutato l'inizio della procedura. Alla celebrazione che è avvenuta presso la chiesa San Domenico di Canicattì, (parrocchia del giudice), hanno partecipato numerosissimi fedeli, autorità militari, religiose e civili. Presente anche un istituto superiore statale di Napoli dedicato a Livatino. La prima condizione che permette di pensare ad una procedura di canonizzazione è la fama di santità del Servo di Dio (è l'espressione usata ufficialmente), dopo la sua morte. Frase che Giovanni Paolo II aveva già citato. Un pontificale di canonizzazione, accolta da Mons. Montenegro, su richiesta del postulatore della causa don Giuseppe Livatino, cugino del Giudice. Ieri la costituzione e giuramento della commissione, meglio chiamata Tribunale, incaricata di investigare sulla vita e sulle virtù del Servo di Dio. Raccoglie i giuramenti, le testimonianze di quelli che hanno conosciuto Livatino. Tutte le informazioni vengono raccolte. Vengono poi sigillate nel corso di una sessione di chiusura, presieduta dal Vescovo. A far parte del Tribunale: don Lillo Argento, eletto giudice delegato; don Mimmo Zambito, promotore di giustizia; Rosario Gambino notaio attuario; don Luca Restivo notaio aggiunto ed infine appunto don Giuseppe Livatino postulatore della causa.