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link from Quartopiano Tourism Web Solutions on September 28, 2005 288 views / likes
http://www.mediamente.rai.it/biblioteca/biblio.asp?id=446&tab=int I link? Una questione semantica Il filosofo francese Pierre Levy spiega come cambia il concetto di identità collettiva e di vicinanza con l'avvento della Rete Cos'è l'identità collettiva in relazione ad Internet? L'identità collettiva è innanzitutto qualcosa che esiste dall'inizio dell'umanità nella misura in cui le persone fanno parte di tribù, di clan, di famiglie, di nazioni, di regioni. Quel che è interessante è che oggigiorno le identità collettive non si fondano più unicamente su criteri di vicinanza geografica ma anche su interazioni che avvengono a partire da temi, idee, passioni. Da centri d'interesse diversissimi e assolutamente dislocati. Con la Rete si può dunque parlare di una "deterritorializzazione" dell'identità collettiva. Come si definisce allora l'idea di contiguità e quindi di comunità attraverso la Rete? Nella civiltà dove stiamo per entrare, nei nuovi territori, il territorio principale è quello semantico, ovvero la zona di significazione. Per esempio abbiamo la possibilità di trovare un certo sito Web su un certo argomento che sarà vicino ad altri siti Web, ovvero ci saranno parecchi link tra i due siti, il che vuol dire che il sito avrà in comune con altri siti diverse parole chiave. È quindi in modo semantico che definiremo l'idea di vicinanza. Ci sono altri siti Web che non avranno nessun legame semantico e non si troveranno più alcuna parola chiave. Si può quindi dire che i due siti Web sono lontani. In questo senso 'lontano' e 'vicino' non sono distanze fisiche o geografiche, ma distanze semantiche. Cosa cambia, dunque, nel concetto di 'identità collettiva? Una volta capito questo potremo dire che le identità collettive si costruiscono e si disfano nel territorio semantico e non più nel territorio geografico. Un esempio è il concetto di francofonìa. Tra qualche anno la francofonìa sarà qualcosa di più importante dell'essere francesi o francocanadesi o svizzeri francesi o belgi, perché l'essere francofoni specifica il gruppo di persone che parla la stessa lingua e lo identifica maggiormente di quanto lo possano fare altri criteri. Allo stesso modo la religione diventerà più importante della nazione, del fatto di essere all'interno di una frontiera o all'esterno di una frontiera, come la disciplina scientifica in cui si lavora. Questi 'nodi d'interazione' presenti nella comunicazione, in futuro diventeranno i punti di riferimento cardine delle comunità sociali, molto più dell'appartenenza ad un territorio fisico. Qual è la sua personale esperienza della Rete? Credo di avere un'esperienza del tutto simile a quella di tanti internauti. Partecipo a gruppi di discussione, a forum, a scambi d'informazioni tra gruppi con i miei stessi centri d'interesse. In particolare faccio parte di un gruppo di discussione tra specialisti, universitari o studiosi, che si occupano degli aspetti culturali e sociali di Internet, che cercano e si scambiano in continuazione sul Web informazioni su questi temi. Anch'io ricevo i loro messaggi, faccio domande, li informo qualora sappia cose che loro non sanno. La partecipazione a queste "stanze" viventi di discussione è infatti il modo migliore per orientarsi nella Rete.
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comunicazione from Quartopiano Tourism Web Solutions on September 28, 2005 282 views / likes
La comunicazione in Rete? Universale e un po' marxista L'universalità senza totalità di cui parla Pierre Levy è quella che si realizza in una comunicazione globale che tiene conto di tutte le differenze e le eterogeneità del cyberspazio (1) . Il virtuale non è affatto qualcosa di opposto al reale ma è, piuttosto, qualcosa che esiste potenzialmente, con possibilità di attualizzazione inventiva (2) . Ciò che stiamo vivendo oggi con lo sviluppo dell'informatica e del cyberspazio è un prolungamento del processo di virtualizzazione proprio dell'uomo. Tutto un nuovo universo tecnico si sviluppa con il digitale e parallelamente si inventano nuove forme di relazione economiche o di altro genere tra le persone, con la mediazione del cyberspazio. Ed è da questo processo di virtualizzazione delle relazioni che nascono le comunità virtuali. Ma non si tratta di comunità che non esistono o che non hanno corpo; al contrario, sono comunità che prendono corpo con l'effettiva interazione (3) . Gli strumenti di conoscenza di base, anche per sapersi orientare nella società informatica, li fornisce sempre la scuola. E' lì che si impara a leggere e scrivere e a gestire l'informazione (4) . L'informazione è, ormai, una delle fonti principali di lavoro e guadagno e questo significa che in parte chi produce informazione ed è connesso al resto del mondo può appropriarsi, grazie all'uso del computer, dei mezzi di produzione stessi (5) . Nel cyberspazio c'è più uguaglianza e libertà di espressione: chiunque può pubblicare liberamente, senza dover ricorrere alla mediazione dell'editore (6) . Ci sono due vie che si aprono allo sviluppo della cybercultura: da un lato si può andare verso l'intelligenza collettiva, d'altro lato si può riprodurre il funzionamento dei media tradizionali su una scala più grande, con un po' più di interattività, ma restando nello schema classico: emittenti da un lato e ricettori dall'altro (7) . Le tecnologie digitali accentuano il processo di esteriorizzazione della memoria, iniziata con l'invenzione della scrittura, e contribuiscono alla sua collettivizzazione (8) . In passato gli spazi di vita erano sovrapposti gli uni agli altri; oggi, nel cyberspazio si assiste ad un continuo processo di dissociazione di spazi diversi (9) . INTERVISTA: Domanda 1 Ci può spiegare che cosa intende per universalità senza totalità? Sono due istanze diverse? Risposta L'idea dell'universale senza totalità mi è venuta quando ho tentato di comprendere quale fosse l'essenza della cybercultura. A mio parere la cybercultura non è la cultura dei fanatici della rete o della gente che passa il suo tempo a navigare sul Web, è, piuttosto, lo stato della cultura quando il cyberspazio diventa il mezzo di comunicazione dominante. Probabilmente, tra qualche anno - ma già fin d'ora- il cyberspazio diventerà il centro di gravità nell'ecologia della comunicazione. Parlo di "universale" in primo luogo perché una delle idee-forza della cybercultura è l'interconnessione tra tutti i computer, tra le persone che stanno dietro i computer. Coloro che usano i computer in rete possono comunicare tra loro in modo originale, perché in Internet non c'è un'emittente con un gran numero di utenti passivi e dispersi, come sono in questo momento i telespettatori, isolati gli uni dagli altri; d'altra parte, non è nemmeno come col telefono, in cui la comunicazione è veramente reciproca e interattiva, ma avviene da individuo a individuo, singolarmente, in dialoghi che non sboccano nella formazione di una comunità, nella formazione di un collettivo. Il genere di comunicazione che si stabilisce nella cybercultura è al tempo stesso reciproco, interattivo e comunitario. Questa comunicazione, dunque, è universale perché tende all'universalità, per cui chiunque può virtualmente diventare emittente, non in direzione di un singolo individuo, ma di un insieme di individui. L'estensione dell'interconnessione manifesta il fatto che l'umanità sia una; questo intendo per "universale", se si prende l'idea di universalità nel senso illuministico di porsi come compito l'unità del genere umano e affermare principi universali come i diritti dell'uomo. Anche la scienza è qualcosa di universale; certe religioni pretendono di essere universali. Ma, mentre gli antichi universalismi si costruivano sul fatto che ci fosse qualcosa di valido per l'intera umanità, oggi, l'elemento universale che si costruisce con la cybercultura, non è la stessa cosa per tutti e dappertutto. Tutti gli esseri umani, virtualmente, possono entrare in contatto reciproco e prendere coscienza collettivamente della loro esistenza. Perché allora parlo di universale senza totalità? Perché quanto più si estende l'interconnessione, tante più cose diverse ed eterogenee sono messe in circolazione sulla rete, e non c'è un'istanza che regoli o controlli dal centro, che sia in grado di avere un controllo globale. Parlo, dunque, di universalità nel senso che l'umanità comincia a prendere coscienza di sé, ma questa presa di coscienza non ha un senso unico e non passa per un punto centrale e non sta sotto un'unica legge, come nella scienza, in cui, per esempio, la gravitazione universale è la stessa dappertutto. Nella cybercultura ciò che è interessante è la messa in contatto di tutte le differenze e di tutte le eterogeneità. Perciò parlo di universalità senza totalità. Domanda 2 Che cosa intende per virtuale? Risposta Credo che sia importante sottolineare, in primo luogo, che virtuale non è il contrario di reale: un oggetto virtuale non è qualcosa di inesistente; ciò che è virtuale esiste senza esser là, esiste senza avere, perciò, delle coordinate spazio-temporali precise. Si può fare un esempio molto semplice: la parola "albero" o la parola "virtuale", non si può dire dove siano. Sono nella lingua, ma dov'è la lingua? E' in uno spazio virtuale. Viceversa, una parola si attualizza ogni volta che qualcuno la pronuncia, ogni volta che qualcuno la scrive, si attualizza ogni volta con un senso diverso in un contesto diverso. In questo senso, il virtuale è qualcosa che esiste potenzialmente, con possibilità di attualizzazione inventiva. A mio avviso il virtuale è assolutamente costitutivo dell'umano, poiché l'essere umano non vive semplicemente; vive anche in un mondo virtuale: il mondo del linguaggio, il mondo dell'organizzazione sociale complessa. Domanda 3 Nel Suo libro, Lei parla di una idea di virtualizzazione attraverso la quale la storia umana si è sviluppata. Risposta A mio avviso, i tre elementi che definiscono l'umanità in rapporto agli animali, sono il linguaggio, la tecnica e l'organizzazione sociale complessa; questi tre elementi appaiono simultaneamente e sono veramente costitutivi dell'umano. E ogni volta, se si analizzano precisamente le cose, ci si rende conto che si tratta di virtualizzazione. Per esempio, grazie al linguaggio, si sfugge al qui e all'ora, si sfugge alla attualità, perché si può raccontare il passato, prevedere il futuro, inventare delle narrazioni; mediante la tecnica si sfugge anche all'hic et nunc dell'azione fisica. Se invento e costruisco un utensile, questo utensile rappresenta una riserva virtuale di azione, che non è più legata al corpo proprio di una persona, ma può circolare, è una virtualità d'azione; e, d'altra parte, si può considerare il "contratto", per esempio, che è in qualche modo l'elemento di base della relazione sociale complessa e che non esiste tra gli animali, come la virtualizzazione di un rapporto di forza, la definizione di un rapporto tra esseri umani che sfugge all'hic et nunc ed entra in circolazione. Tutta la storia dell'economia - uno degli aspetti per i quali gli esseri umani entrano in rapporti reciproci -, è una storia della virtualizzazione del rapporto con le cose. Se si passa dal baratto allo scambio monetario e alla lettera di cambio o, infine, agli strumenti finanziari che conosciamo oggi, si vede chiaramente come nella storia dell'economia ci sia una virtualizzazione progressiva degli scambi. Ciò che stiamo vivendo oggi con lo sviluppo dell'informatica e del cyberspazio è un prolungamento del processo di virualizzazione proprio dell'uomo. Vediamo rappresentati, nel cyberspazio, tutti gli aspetti dell'umanità e soprattutto la dimensione del linguaggio, perché c'è una grande quantità di nuovi linguaggi che si inventano i base ai nuovi rapporti: l'ipertesto, le realtà virtuali, la multimedialità interattiva, le simulazioni sono tutte forme di linguaggio nuove. Tutto un nuovo universo tecnico si sviluppa con il digitale e, parallelamente, si inventano nuove forme di relazione economiche o di altro genere tra le persone con la mediazione del cyberspazio. Una comunità virtuale è una comunità che si organizza intorno a centri di interesse, intorno, cioè, a qualcosa di virtuale; non si sta insieme perché si abita nello stesso luogo o si appartiene alla stessa istituzione, ma si interagisce gli uni con gli altri, si hanno le stesse idee o le stesse competenze o gli stessi centri di interesse perché si condividono dei progetti. Preciso che il fatto di partecipare a comunità virtuali, cioè a forme di discussione che io trovo affini a quelle comunità di scienziati del XVII e del XVIII secolo, che entravano in corrispondenza sui temi delle loro ricerche - in fondo, nel cyberspazio si scambiano lettere, si intrattengono relazioni epistolari - non esclude affatto la possibilità di incontri effettivi concreti. Si può organizzare un colloquio su Internet o preparare una riunione reale con la posta elettronica e poi incontrarsi effettivamente, mentre, d'altro lato, si può dire che una comunità virtuale è una attualizzazione di comunità che prima restavano astratte. Se dico: "Tutte le persone che commentano l'opera di Heidegger", definisco un insieme astratto; se si apre su Internet un forum di discussione concernente l'opera di Heidegger, tutti quelli che si appassionano a questo tema possono entrare effettivamente in contatto gli uni con gli altri. La comunità virtuale non è una comunità che non esiste o che non ha corpo. Al contrario, è una comunità che prende corpo con l'effettiva interazione. Domanda 4 A questo proposito anche il ruolo della scuola è molto importante per trovare lavoro o aiutare le persone che restano escluse dall'uso delle nuove tecnologie. Lei pensa che la scuola, l'educazione possa avere un ruolo in questo settore? Risposta Sì, forse. Dico una cosa poco originale, ma credo che, contrariamente a quello che si pensa, lo sviluppo del cyberspazio non rappresenta affatto la fine della lettura e della scrittura, ma, al contrario, mostra che scrittura e lettura sono sempre più importanti. Che cosa si fa quando si naviga su Internet o quando si usa la posta elettronica? Si legge e si scrive, molto più di quanto non si guardino le immagini. La scuola primaria, la scuola elementare nel suo ruolo d'insegnamento della lettura e della scrittura è assolutamente fondamentale perché, in fondo, ogni esclusione concernente il rapporto con il sapere comincia là, comincia quando non si potenziano gli strumenti di base della comunicazione scritta; non si tratta soltanto di sapere leggere e scrivere, ma anche di sapersi servire di un dizionario, sapersi servire di un indice, sapersi orientare in un centro di documentazione. Le operazioni cognitive che ho enunciato possono essere perfettamente usate anche per orientarsi nel cyberspazio o nel World Wide Web e nelle nuove condizioni ambientali informatizzate. Domanda 5 Lei ha detto che con Internet si è realizzata quasi una vera rivoluzione, che si stanno realizzando le teorie di Marx. Risposta Marx preconizzava l'appropriazione dei mezzi di produzione da parte dei produttori. Questo non vuol dire che oggi tutti i mezzi di produzione si possano ridurre al computer e alla rete, ma non di meno molti mezzi di produzione vi si collegano. Che cos'è il lavoro oggi? E' navigare nell'informazione, produrre informazione, simulare, comunicare, cooperare, scambiare conoscenza. D'ora in poi tutto questo può essere fatto semplicemente con un PC e la connessione in rete. In un certo senso c'è una riappropriazione individuale delle principali multiproduzioni della nostra epoca. Il fatto che ci sia questa possibilità non vuol dire che la rivoluzione sia realizzata, direi, anzi, al contrario, che anche quando il produttore possiede questi mezzi di produzione, non si verifica nessuna trasformazione radicale della società.... Domanda 6 E' necessaria una preparazione culturale per iniziare a selezionare l'informazione; dunque, non si può dire che si è arrivati ad una vera uguaglianza. Risposta Innanzi tutto, vorrei sottolineare che c'è più uguaglianza di prima, nella misura in cui è possibile a un numero sempre crescente di persone di emettere messaggi per un largo pubblico. Le persone che pubblicano libri sono un numero limitato; un numero estremamente limitato di persone può esprimersi alla televisione, mentre nel cyberspazio non c'è nessuna limitazione. Ma non bisogna esagerare: ci sono meno limitazioni a priori per chi voglia far circolare un testo o un film o della musica; non c'è più la mediazione obbligatoria dell'editore, del direttore della casa discografica, del produttore televisivo; si assiste, dunque, ad una soppressione, ma non ad una soppressione completa, piuttosto, ad un declino del ruolo degli intermediari. Dalla parte dell'emissione di informazioni, è chiaro ed evidente che ci sia più libertà; dalla parte di quelli che cercano l'informazione il problema più importante è quello di filtrarla, selezionarla, ordinarla per farne la sintesi. E' un lavoro che spetta a ciascuno, agli individui e ai gruppi, e bisogna ricordare che gli individui non sono necessariamente isolati di fronte al diluvio di informazioni, ma possono associarsi e svolgere collettivamente il lavoro di filtraggio e di selezione. Tra le funzioni delle comunità virtuali e dell'intelligenza collettiva c'è anche quello di operare questo filtraggio, questa selezione. Non si può più immaginare che ci siano istanze incaricate di fare la selezione per gli altri. Anche in questo senso dico che c'è più libertà, oggi. Ciò richiede, evidentemente, delle capacità che devono essere sviluppate con un'educazione di base, richiede spirito critico, richiede capacità di selezionare e di elaborare i problemi. Domanda 7 Quali sono le strade che aprono allo sviluppo della cybercultura? Risposta Per semplificare, io direi che ci sono due vie che si aprono allo sviluppo della cybercultura. Da un lato si può andare verso l'intelligenza collettiva, verso una condizione in cui tutti possono partecipare agli scambi di conoscenza o a quella interazione planetaria di cui parlavo poco fa; d'altro lato si può riprodurre il funzionamento dei media tradizionali su una scala più grande, con un po' più di interattività, ma restando nello schema classico: emittenti da un lato e ricettori dall'altro. Sta a ciascuno scegliere e assumersi le sue responsabilità. Bisogna sapere che ogni volta che si opta per un particolare comportamento si spinge l'evoluzione culturale in un senso o nell'altro. Domanda 8 Lei ha parlato di memoria collettiva. Che cosa può aggiungere su questo tema? Risposta La memoria è un fatto socio-tecnico; noi abbiamo una memoria biologica che ha dei limiti ma, con l'invenzione della scrittura, anzi, prima con l'invenzione della tecnica, c'è stata una specie di esteriorizzazione della memoria, ancora più grande della memoria umana, e al tempo stesso una socializzazione della memoria, perché una cosa scritta non esiste più soltanto nei nostri riflessi, nel nostro saper fare corporeo, è qualcosa che può essere consultato e riusato da altri. Con lo sviluppo del cyberspazio e di tutte le memorie dinamiche su supporto informatico c'è una esteriorizzazione ancora più grande della memoria e, al tempo stesso, una più grande collettivizzazione, poiché ognuno può intervenire quasi in tempo reale su queste memorie dinamiche e imprimervi delle trasformazioni. E, inoltre, c'è una maggiore facilità di accesso. Domanda 9 Con le nuove tecnologie non si corre il rischio della deterritorializzazione, nel senso della scomparsa dei luoghi fisici per la realizzazione di una relazione? Oggi, con la virtualizzazione dei rapporti, a che rischi si va incontro? Risposta Questa storia dei luoghi fisici è molto importante, molto interessante. Si immagina comunemente che ci sia un solo spazio reale, lo spazio fisico e geografico; questo è falso, perché esiste un gran numero di spazi: c'è lo spazio fisico e geografico, c'è lo spazio affettivo. Se non Le dispiace, mia moglie mi è più vicina, nello spazio affettivo, anche se in questo momento è a Parigi, di Lei che è a due metri da me. Lo spazio affettivo non coincide con lo spazio fisico e lo spazio semantico, a sua volta, può essere differente dallo spazio affettivo e dallo spazio territoriale. Esiste un gran numero di spazi sovrapposti gli uni agli altri; se non ho alcuna relazione economica con il mio dirimpettaio, perché non gli vendo e non gli compro niente, ma faccio invece commercio internazionale con uno che si trova a Hong Kong, nello spazio economico sono più vicino a Hong Kong che al mio dirimpettaio. Ora, quando tutti erano contadini e abitavano in piccoli alloggi, lo spazio fisico, geografico, territoriale era identico allo spazio affettivo: tutti quelli che si potevano conoscere, che si potevano amare, appartenevano al villaggio. Lo stesso si dica dello spazio economico, perché non si potevano avere relazioni economiche che con la gente del proprio villaggio. Dunque, un tempo c'era una sovrapposizione di spazi, mentre tutta l'evoluzione sociale, da due o tre secoli a questa parte, va verso una dissociazione degli spazi gli uni rispetto agli altri. Quello che avverrà con lo sviluppo della cybercultura è un prolungamento di questo processo di dissociazione. Ma bisogna comprendere che, in effetti, la cybercultura realizza un avvicinamento delle persone: avvicina coloro che si muovono nella stessa sfera di interessi; nel cyberspazio, queste persone possono contattarsi realmente. Non c'è perdita della realtà o perdita del territorio o perdita del corpo! La perdita, in un certo senso, è nella dissociazione degli spazi gli uni in rapporto agli altri. La verità è che lo spazio fisico non corrisponde più allo spazio economico, allo spazio semantico, allo spazio relazionale. http://www.mediamente.rai.it/biblioteca/biblio.asp?id=195&tab=int
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Evoluzione del concetto di sapere nell'era telematica from Quartopiano Tourism Web Solutions on September 28, 2005 354 views / likes
Evoluzione del concetto di sapere nell'era telematica Le nuove tecnologie della comunicazione e dell'informazione stanno trasformando il nostro rapporto con la conoscenza, rendendo i processi conoscitivi molto più veloci e la necessità di aggiornamento continua e mai arrestabile. I nuovi media rendono, inoltre, sempre più tangibile la nozione di "intelligenza collettiva" come nuovo processo di gestione della conoscenza (1) . Internet é nato in ambito universitario e quindi non é affatto estraneo all'ambiente scolastico; nonostante questo è comunque necessario che gli insegnanti si adeguino al fatto che Internet rende accessibile a tutti una grande quantità di informazioni. Gli insegnanti devono trasformarsi da detentori ad "animatori" del sapere (2) . La possibilità che Internet offre a chiunque di mettere in rete qualunque cosa è uno strumento meraviglioso di potenziamento della comunicazione che rende la cultura aperta a tutti (3) . L'assenza di un'autorità di controllo su Internet non è affatto sinonimo di anarchia (4) . Nello studio le nuove tecnologie multimediali saranno molto utili anche se non sostituiranno mai, completamente, il libro. Proprio nelle attività di studio la comunicazione su Internet sarà in grado di potenziare l'aspetto socializzante proprio dei processi di apprendimento (5) . Nel corso della storia si possono distinguere quattro fasi del sapere: quella orale; quella del libro non ancora diffuso né accessibile a tutti; quella della stampa che rende, finalmente, i libri patrimonio comune; quella della comunicazione via Internet (6) . Le nuove tecnologie sono sicuramente strumenti di sviluppo che, però, rischiano di aumentare il gap tra nord e sud se non utilizzate nel modo più libero possibile anche nei paesi meno sviluppati (7) . La nuova tendenza di Internet é quella di rendere sempre più selettiva e personalizzata la ricerca attraverso nuovi motori di ricerca, quali gli agenti intelligenti; anche attraverso la partecipazione a forum o newsgroup si scoprono una serie di informazioni utili per poter navigare più velocemente. Quindi Internet non ci sommerge affatto di informazioni indesiderate ma è, al contrario, il mezzo più efficace per scegliere quali notizie ricevere (8) . INTERVISTA: Domanda 1 Come sta cambiando il rapporto con il sapere in funzione dello sviluppo di nuovi strumenti di conoscenza e di comunicazione? Risposta Quello che sta cambiando è il nostro rapporto con la conoscenza. Il primo elemento è la velocità: mai come oggi le conoscenze si sono sviluppate così velocemente, né hanno subìto una così rapida obsolescenza, rimpiazzate dalle nuove. Il patrimonio di conoscenze di cui una persona dispone all'inizio della sua carriera è destinato a diventare, al termine della sua vita professionale, in tutto, o in parte obsoleto. Non si può più trasmettere il proprio sapere ai giovani apprendisti o ai nuovi arrivati. Sotto questo aspetto ci troviamo in una situazione del tutto nuova nella storia dell'umanità, che si è verificata negli ultimi venti o trent'anni. E' una mutazione di grande importanza di cui dobbiamo prendere assolutamente coscienza. E' una situazione in cui è necessario, ormai, apprendere continuamente e in cui il fenomeno della formazione permanente non è più riservato ad una élite di ricercatori o di specialisti della conoscenza, ma concerne tutti i campi del sapere. Questo è un primo aspetto del nuovo rapporto con il sapere. Un altro elemento importante è costituito dalle nuove tecniche, specialmente digitali, informatiche, che forniscono i supporti delle tecnologie intellettuali, che trasformano ed estendono le nostre capacità cognitive: la nostra memoria con le banche-dati, gli ipertesti e gli iperdocumenti; la nostra immaginazione con tutti i sistemi di simulazione, la nostra percezione con gli strumenti per produrre immagini a partire dai dati, come si vede in medicina, e così via. Adesso, abbiamo a nostra disposizione un gran numero di tecnologie intellettuali che trasformano i nostri modi di pensare. L'altro approccio, o meglio, l'altra dimensione del cambiamento è che non abbiamo soltanto strumenti per estendere le nostre capacità cognitive individuali, ma le tecnologie digitali, l'interconnessione mondiale dei calcolatori, costituiscono anche un nuovo spazio di comunicazione particolarmente propizio a ciò che io chiamo "intelligenza collettiva". L'intelligenza collettiva è la messa in comune delle capacità mentali, dell'immaginazione, delle competenze che permettono alla gente di collaborare, di lavorare e di apprendere insieme. Se guardiamo, al tempo stesso, alla velocità con cui le conoscenze si evolvono, all'estensione delle capacità cognitive individuali mediante le tecnologie, e alle nuove possibilità di apprendimento cooperativo e di collaborazione tra la gente, al livello intellettuale, io credo che ci troviamo davanti a un paesaggio completamente nuovo nel rapporto con il sapere e siamo obbligati a constatare che molte nostre concezioni pedagogiche circa l'apprendimento e l'insegnamento, molte delle nostre istituzioni scolastiche e dei nostri metodi per riconoscere o convalidare le competenze sono stati elaborati in un periodo in cui il rapporto con la conoscenza era molto diverso da quello che è adesso. Dunque, c'è molto lavoro da fare, perché i nostri concetti, le nostre istituzioni, i nostri modi di organizzazione si adattino a questa nuova fase. Domanda 2 Dunque, a Suo avviso, ci dovrebbe essere una rivoluzione nel sistema scolastico e universitario? Lei pensa che ci dovranno essere veramente dei forti cambiamenti? Risposta Sì, lo credo; anzi, a parer mio è una rivoluzione che nasce proprio nel sistema scolastico e universitario. Non bisogna dimenticare che Internet si è sviluppato, all'inizio, tra ricercatori e universitari. Dunque non è qualcosa che arriva nella scuola dall'esterno. C'è una mutazione tecnologica e noi, nella scuola e nell'università, siamo costretti a cambiare. E', in altri termini, un fenomeno endogeno, di autotrasformazione. Ma resta il fatto che molte cose, a questo punto, devono cambiare. Poiché non abbiamo molto tempo mi limiterò al punto essenziale: deve cambiare in particolare il ruolo, la funzione dell'insegnante. Tradizionalmente, l'insegnante è colui che diffonde, che dispensa le conoscenze. Oggi, con il fenomeno della interconnessione mondiale dei calcolatori, con la grande accessibilità dell'informazione online , si può entrare in contatto con specialisti che si trovano dalla parte opposta del pianeta, ci si può inserire in comunità virtuali di persone che si interessano a tale o tal altro soggetto: comunità di ricerca, comunità di apprendimento. Anche il ruolo del professore che si trova sulla cattedra, in classe, dovrà necessariamente cambiare: è il fenomeno della "disintermediazione", che riguarda, del resto, anche giornalisti, i medici, gli avvocati. Vuol dire che non c'è più bisogno di passare per l'intermediario che serve le informazioni belle e pronte o che indica quello che è importante sapere. Si può accedere direttamente ad uno spazio in cui non ci sono più barriere disciplinari, in cui non ci sono più barriere gerarchiche, né frontiere tra i diversi paesi. Allora, entro qualche anno, è probabile che in tutte le scuole si avrà accesso ad Internet e sarà offerta, ai giovani che non potranno averlo a casa, la possibilità di connettersi anche fuori della scuola, presso punti di accesso pubblici. In questo quadro credo che il ruolo dell'insegnante sia destinato a cambiare in quello di animatore dell'intelligenza collettiva nei suoi allievi. Dovrebbe incitarli ad apprendere, a sapersi orientare nella navigazione dentro questo nuovo spazio di conoscenze, incitarli a cooperare, stimolare il loro desiderio di apprendere, destare la loro curiosità. Gli insegnanti del futuro saranno manager della conoscenza e animatori, piuttosto che persone che detengono e impartiscono un sapere. Dovranno insegnare ai loro studenti come andarselo a cercare, perché quegli studenti, quegli allievi dovranno continuare a farlo per tutto il resto della loro vita sociale e professionale, e non ci sarà sempre un professore che li metterà davanti ad un'informazione bell'e pronta. Dunque, bisogna prepararsi ad un apprendimento continuo, e, per questo, bisogna usare strumenti idonei alla creazione di riflessi intellettuali e relazionali nuovi, cioè imparare ad apprendere dagli altri, a cooperare, a cedere le proprie conoscenze e a trasmetterle. Domanda 3 Ma questa è una rivoluzione intellettuale, perché non ci sarà più una classe intellettuale detentrice del sapere. Che cosa succederà? Risposta Non c'è stata mai una classe intellettuale detentrice del sapere. Ci sono state classi detentrici del potere, che dicevano: il nostro sapere è "il" sapere, e squalificavano così il sapere degli altri. Dunque, se Lei si esprime in questo modo, presta loro fede. Io credo, invece, che non si debba credere a questo discorso. Secondo il mio modo di vedere tutti sanno qualcosa e ognuno è potenzialmente, per chiunque altro, una fonte di apprendimento. E' proprio quello che succede in rete. Molta gente dice: su Internet ci sono siti completamente stupidi dove si trovano solo delle sciocchezze. Sono sciocchezze per loro, ma forse per quelli che le hanno inserite non lo erano, forse altri le potranno trovare interessanti. La gente comincia a comunicare reciprocamente e a scambiarsi le informazioni che ritiene interessanti. Si sta andando verso una situazione in cui il mercato della conoscenza sarà un mercato libero e aperto, mentre finora eravamo in una situazione di monopolio, in una situazione estremamente chiusa, in cui non c'era libero scambio. Domanda 4 Dunque Lei è per la libertà totale, per l'anarchia su Internet? Risposta No, no. Bisogna stare attenti a parlare di anarchia: tutto dipende da come ci si rappresenta il problema. Direi che il funzionamento di Internet non sia anarchico nel senso del disordine, ma cooperativo, cosa molto diversa e assai più civile di una situazione in cui esiste un'autorità centrale che decide di tutto. Domanda 5 Internet e le nuove tecnologie possono offrire, ad un ragazzo che studia, qualcosa di più dei libri e dei luoghi istituzionali in cui il ragazzo ha sempre studiato? Risposta Può essere. Ad ogni modo, in primo luogo, io penso che i libri continueranno ad esistere, specialmente i romanzi, e soprattutto i libri illustrati per ragazzi, esisteranno sempre su carta. E' importante il contatto con l'oggetto-libro, è assolutamente insostituibile. Se pensiamo alle enciclopedie vediamo che una enciclopedia può essere usata, spostata, consultata assai meglio quando è si trova su un supporto digitale. Su un CD ROM, per esempio, si trova immediatamente tutto quello che si cerca, si può mettere da parte quello che interessa per usarlo di nuovo; vi sono possibilità di ricerca full-text, cioè, nell'insieme del testo, che non è possibile su carta. Penso che i ragazzi prenderanno confidenza assai presto con questi strumenti di ricerca documentaria molto più potenti di qualsiasi enciclopedia chiusa, che funzionano come ipertesti in cui si passa da un documento all'altro in funzione dei nessi di senso con cui gli autori li hanno collegati Ed infine, soprattutto, non bisogna dimenticare che Internet è uno strumento di comunicazione tra le persone. Non è solo un immenso data base, un ipertesto mondiale, è anche un luogo in cui c'è la possibilità di tenere una corrispondenza tra individui: mediante la posta elettronica, c'è la possibilità di comunicare all'interno di un gruppo, di costituire comunità di lavoro tra gente che si occupa dello stesso soggetto. Ed infine è uno strumento di apprendimento, di accesso alla conoscenza estremamente importante, perché non c'è apprendimento senza una corrispondente socializzazione, senza che si stabilisca, contemporaneamente, una relazione sociale. Dunque, Internet è anche uno dei luoghi in cui oggi si tessono i rapporti sociali intorno ad uno scambio di conoscenze, intorno all'interesse condiviso per un certo campo della conoscenza, e questo è importante. Domanda 6 Lei ha parlato di quattro fasi del sapere: il libro, la biblioteca e quella biblioteca senza territorialità che è Internet. Risposta Un momento! Nell'enumerare le quattro fasi bisogna cominciare dall'oralità, dall'epoca anteriore alla scrittura, in cui il supporto del sapere era la comunità stessa. Una cultura poteva registrare solo il sapere che i vivi, specialmente i più anziani, avevano conservato. C'è un noto proverbio africano che dice: "Quando muore un vecchio, brucia una biblioteca". In seguito, il supporto del sapere è costituito dal Libro, il libro con la 'L' maiuscola, come la Bibbia o il Corano, o Aristotele, o i classici cinesi; opere, intendo, in cui era racchiusa la verità e dalle quali si poteva ricavare tutto il sapere mediante il lavoro dell'interpretazione. Poi è arrivata la stampa e, con la biblioteca, l'idea di ipertesto. Se prendiamo la Grande Encyclopédie di Diderot e D'Alembert, per esempio, in cui i soggetti sono classificati per ordine alfabetico e una serie di rinvii collegano un articolo all'altro, concettualmente ci troviamo già in un ipertesto. Il concetto di ipertesto non è affatto nuovo. Nuova è la sua materializzazione tecnica. Direi che oggi non è scomparso nessuno dei precedenti rapporti con la conoscenza o con i supporti della conoscenza, perché c'è sempre un saper fare legato al corpo e ai nervi di una persona; c'è sempre, specie nelle tradizioni religiose, il rapporto con il "libro sacro", c'è sempre la grande biblioteca-ipertesto, che è in enorme espansione. Ed infine, esiste un quarto spazio di conoscenze, che si è aperto con il cyberspazio, appunto, nel quale è avvenuta una specie di fusione della comunità e della grande biblioteca ipertestuale. Con Internet non si accede solo a tutti i libri e a tutti i documenti, ma anche alle persone. Tutte queste persone vive, organizzate in comunità sono portatrici di sapere. Perciò penso che si possa, che si debba considerare il cyberspazio come il luogo dell'intelligenza collettiva. Questo è quanto di meglio si possa fare nel cyberspazio in una prospettiva umanista, se si persegue il programma dell'Illuminismo. Si possono fare anche molte altre cose: si può fare del video on demand o qualsiasi altra operazione, ma quando si formula un progetto complessivo per il cyberspazio, si incontra l'intelligenza collettiva. Il cyberspazio è una grande fonte di attrazione. La gente lo trova così esaltante perché sente che qui è in giuoco l'intelligenza collettiva dell'umanità. Domanda 7 Lei crede che le tecnologie e il saper fare legato alle tecnologie, potrebbe approfondire la separazione tra paesi ricchi e paesi poveri, paesi che hanno il potere (informatico) ed altri paesi che non lo posseggono? Risposta Sì. Ma la risposta è necessariamente ambigua, ambivalente: da un lato, è chiaro che qui abbiamo degli strumenti di sviluppo, perché come ho appena detto si possono imparare parecchie cose su Internet, ci si può costituire e ci si può organizzare localmente in collettivi intelligenti. Per esempio, gli Africani potrebbero servirsene non solo per collegarsi con le banche-dati americane, ma per mettere in sinergia le loro risorse, i loro progetti, le loro competenze, su base locale. Dunque, sotto numerosi aspetti, si tratta di strumenti di sviluppo. Ma, d'altro lato, se non useranno questi strumenti o li useranno esclusivamente in una prospettiva di informazione commerciale, questo aumenterà ulteriormente la dequalificazione del loro sapere tradizionale in rapporto al sapere scientifico dell'Occidente. E da quel momento si scaverà una distanza ancora più grande tra quei paesi e noi. Come ogni innovazione veramente potente può portare a un progresso o a un regresso. Domanda 8 Noi viviamo in un mondo in cui esiste un'enorme quantità di informazione, e le persone che usano Internet hanno la possibilità di aumentarla continuamente. Non si corre il rischio, in fin dei conti, di non poter operare più una selezione dell'informazione, di fermarsi ad una conoscenza superficiale? Risposta Sul World Wide Web si passa il tempo a selezionare. L’utente pone una domanda, va su un motore di ricerca e chiede quello che è di suo interesse. Gli vengono, poi, indicati i siti su cui si trova. Allora, l’individuo, comincia a passarli rapidamente in rassegna e a selezionarli. Tutto il lavoro del navigatore consiste in un filtraggio, in una scelta, in una selezione. E adesso sta per uscire una nuova generazione di strumenti: i famosi "agenti intelligenti", che aiuteranno ancora di più a fare questa operazione di filtraggio, di selezione, e poi, addirittura, qualcosa di cui abbiamo solo una vaga idea oggi, una specie di cartografia dinamica dell'informazione, che ci permetterà di dirigerci verso le zone del Web in cui si trova l'informazione che ci interessa. Io penso che tutti questi strumenti di filtraggio e di selezione si svilupperanno rapidamente. Ma non ci sono soltanto i motori di ricerca, gli agenti intelligenti, le cartografie dinamiche dell'informazione: ci sono anche gli altri internauti. Se Lei partecipa ad un forum o a un newsgroup, troverà persone specializzate in un certo campo che le indicheranno che cosa c'è di interessante su un determinato soggetto. Poi, dal momento che comincia a entrare nel vivo di un argomento, a partecipare ad un newsgroup, a conoscere i siti migliori, man mano che si familiarizza con un certo argomento, si orienta sempre meglio, perché sa quali sono i siti utili e, partendo da quei siti può stabilire le connessioni giuste. Non bisogna immaginarsi di poter avere tutto subito e facilmente. Come in qualsiasi altro campo ci vuole tempo per entrare in contatto, per apprendere e per familiarizzarsi con questi mezzi. Così si può operare una buona selezione. Ciò che conta - e che gli utenti devono capire- è che la selezione è operata dall'individuo: è lui che ha in mano gli strumenti per farla. Con i media tradizionali - giornali, radio, televisione, e anche scuola- la selezione la fa un centro, o un'autorità gerarchica o persone specializzate che la operano per un vasto pubblico, non per una persona o per un piccolo gruppo specializzato in questo o quel campo. Dunque, poiché la selezione è operata dall'individuo, è lecito pensare che sarà meno sommerso dall'informazione se la riceverà già selezionata da altri. Quando si è nella condizione di ricevere, di essere bersagliati da una massa enorme di informazione, come succede con i media tradizionali, ci si sente perduti. Dunque, io chiedo alla gente di diffidare anche delle cose che ho detto, se non può controllarne la veridicità. http://www.mediamente.rai.it/biblioteca/biblio.asp?id=194&tab=int
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levy from Quartopiano Tourism Web Solutions on September 28, 2005 231 views / likes
L'intelligenza collettiva Lévy dà una definizione dell'intelligenza collettiva (1) , e spiega perché oggi si può perseguire il progetto di emancipazione dell'illuminismo (2) . Esiste un'etica dell'intelligenza collettiva, che mette l'individuo al servizio della comunità, permettendogli di esprimersi completamente (3) . Le nuove tecniche digitali permettono la comunicazione reciproca di tutti con tutti, che consente la costruzione di una cooperazione globale senza necessitare di un consenso di maggioranza, come richiesto dalla democrazia rappresentativa classica (4) . Internet è un fenomeno spontaneo positivo, minacciato parzialmente di essere soverchiato dai governanti o dalle grandi imprese commerciali (5) . Internet fornisce un flusso enorme e inorganico di informazione, che richiede degli strumenti di selezione (6) . L'appiattimento della conoscenza esiste solo da un punto di vista centralistico, mentre c'è un arricchimento dei differenti paesaggi culturali individuali (7) . La difficoltà nell'orientarsi nello spazio virtuale è dovuta dal fatto che la rappresentazione diventa sempre di più la realtà stessa (8) . Le nuove tecnologie porteranno a un forte sviluppo dei sensi e alla loro virtualizzazione, e non all'atrofia (9) . INTERVISTA: Domanda 1 Pierre Lévy, lei ha dedicato un libro all'intelligenza collettiva, a un'antropologia del cyber-spazio. Che cos'è? Risposta Credo che le nuove tecnologie di comunicazione e, in particolare, le tecniche di comunicazione su supporto digitale aprano prospettive completamente nuove. Quello che tento di fare con questo libro è di vedere quali sono, fra tutte le possibilità, quelle più positive da un punto di vista sociale, culturale e politico. E mi sembra che questo dell'intelligenza collettiva sia un vero e proprio progetto di civilizzazione che parte dalle nuove possibilità che si stanno aprendo. Che cos'è l'intelligenza collettiva? In primo luogo bisogna riconoscere che l'intelligenza è distribuita dovunque c'è umanità, e che questa intelligenza, distribuita dappertutto, può essere valorizzata al massimo mediante le nuove tecniche, soprattutto mettendola in sinergia. Oggi, se due persone distanti sanno due cose complementari, per il tramite delle nuove tecnologie, possono davvero entrare in comunicazione l'una con l'altra, scambiare il loro sapere, cooperare. Detto in modo assai generale, per grandi linee, è questa in fondo l'intelligenza collettiva. Domanda 2 E' il progetto dell'Illuminismo che si realizza? Risposta Sì, in un certo senso io perseguo, tento di perseguire, credo che si possa perseguire oggi il progetto di emancipazione dell'Illuminismo. Perfetto, ma evidentemente senza l'ingenuità degli illuministi di credere che il progresso sia garantito dall'evoluzione scientifica e tecnica. Oggi si sa che la soluzione di questo problema non è garantita e che dipende dalla volontà politica, dipende dagli operatori culturali fare in modo che le possibilità aperte dalla tecnica siano sfruttate in un senso socialmente positivo. Ma non è affatto scontato. Domanda 3 Il progresso si trova oggi di fronte ai problemi dell'etica, per esempio al problema dei valori. Ci può essere un'etica dell'intelligenza collettiva? Risposta Certo, c'è un'etica dell'intelligenza collettiva. Credo che oggi si cerchi di sfruttare, di valorizzare al massimo, per esempio, le ricchezze e i beni economici. Sul piano ecologico si cerca di evitare gli sprechi e ci si rende conto che ciò che più va sprecato, che è meno valorizzato, che è meno preso in considerazione, è forse proprio ciò che è più importante e cioè i valori e le qualità propriamente umane, le qualità degli esseri umani viventi, ed in particolare le loro competenze, ma non soltanto quelle, piuttosto l'insieme delle loro qualità umane. Credo che abbiamo oggi i mezzi tecnici per valorizzare e non sprecare queste ricchezze umane. Se si prende, per esempio, il fenomeno della disoccupazione, si capisce che si tratta di un enorme spreco di competenze umane - lo si potrebbe definire proprio così - ma anche nel lavoro classico, nel lavoro taylorista, in cui si mette una persona a un certo posto per eseguire un compito ben determinato, c'è un enorme spreco di ricchezze umane. L'etica dell'intelligenza collettiva consiste appunto nel riconoscere alle persone l'insieme delle loro qualità umane e fare in modo che essi possano condividerle con altri per farne beneficiare la comunità. Quindi mette l'individuo al servizio della comunità - ma per fare questo bisogna permettere all'individuo di esprimersi completamente - e al tempo stesso la comunità al servizio dell'individuo - poiché ogni individuo può fare appello alle risorse intellettuali e all'insieme delle qualità umane della comunità. A grandi linee è questa la prospettiva dell'intelligenza collettiva, a cui, beninteso, si oppongono tutti i giochi di potere, di oppressione e di dominio. Ritroviamo qui la battaglia per l'emancipazione: se non è possibile rimuovere questo aspetto negativo della vita sociale, bisogna almeno tentare di contenerlo nella giusta misura. Domanda 4 Questa etica della comunicazione deve essere basata sul consenso, sul principio maggioritario, sulla discussione? Risposta No, proprio non può essere regolata dal principio maggioritario. Per questo bisogna capire bene la natura delle nuove tecniche della comunicazione a supporto digitale. Nella comunicazione mediatica tradizionale, per esempio la stampa, la radio, la televisione, c'è un centro di emissione e un gran numero di ricettori che sono insieme passivi, perché non c'è reciprocità nella comunicazione, e, soprattutto, isolati gli uni dagli altri. Allora, dal punto di vista dell'intelligenza collettiva, questo fatto è interessante, perché tutti partecipano alle stesse rappresentazioni, emesse dal centro, ma non c'è interattività, non c'è costruzione collettiva. Un altro schema di comunicazione possibile è quello del telefono: qui c'è reciprocità nella comunicazione, ma non c'è costruzione collettiva. La comunicazione passa semplicemente da individuo a individuo. Con il cyber-spazio, con i forum di discussione elettronici, con Internet o anche su scala più ridotta con le BBS su scala di impresa o di associazione o di quartiere c'è la possibilità non solo che uno emetta verso tutti, non solo che uno comunichi facilmente con un altro, come sulla rete telefonica, ma che tutti possano comunicare con tutti. Si crea dunque un contesto comune, ma questo contesto comune non risulta più dall'emissione di un centro, risulta dall'apporto di ciascuno alla discussione collettiva. Credo che il vero, autentico atto di comunicazione è quello che consiste nel costruire in cooperazione un universo di significati comune, nel quale ognuno si può situare. Nessuno è obbligato a condividere le idee degli altri: semplicemente si partecipa allo stesso universo di significati, allo stesso contesto. Secondo il mio modo di pensare, non si tratta affatto di arrivare a un consenso, per fare in modo che la maggioranza governi. Questa è in un certo modo la democrazia rappresentativa classica. Credo invece che ognuno può, mediante questo sistema, prendere posizione, sviluppando una argomentazione assolutamente singolare. Si potranno formare anche delle maggioranze, tante maggioranze per quanti sono i problemi. E questo farà sì che un individuo possa avere su un dato problema una certa posizione e su un altro problema un'altra posizione e non essere semplicemente incluso in una grande categoria massiccia di persone che condividono tutte le stesse idee. Al contrario si può arrivare a differenziazioni molto sottili. Domanda 5 Quali sono tuttavia i pericoli di questa tendenza? Risposta Pericoli certo ve ne sono. Direi che questa prospettiva dell'intelligenza collettiva, che permette alle persone di unire le loro forze intellettuali, la loro immaginazione, le loro conoscenze, eccetera, era la prospettiva di coloro che hanno costruito questo sistema e si potrebbe dire che, in un certo senso, è il risultato di un vero movimento sociale. Non c'è nessuna grande società, nessun governo che ha deciso di costruire Internet: è un fenomeno del tutto spontaneo, è il movimento sociale di una gioventù cosmopolita di diplomati, che si interessano ai fenomeni dell'intelligenza collettiva. Ciò che accade oggi è che il cyber-spazio, costruito da un movimento sociale di gente che condivideva questa utopia, è recuperato dai governi che ne vogliono fare una specie di apparato collettivo, di grande televisione, e che spesso non capiscono che la televisione interattiva è una contraddizione in termini: la televisione non può essere interattiva, se no non è più televisione; o ha una interattività estremamente limitata. Oppure è recuperato dai commercianti, dalle grandi imprese, che vedono in esso l'occasione di sviluppare un immenso mercato, un nuovo spazio di vendite, uno spazio mobile, in definitiva. Non credo affatto che sia qualcosa di puramente negativo il fatto che sia investito dal mercato capitalistico. Ma sarebbe veramente un peccato che questo aspetto commerciale sopprimesse o si sostituisse completamente all'altra dimensione. Sarebbe un po' come nei paesi dell'Est quando dicono: ci siamo battuti per la democrazia e abbiamo ottenuto il capitalismo. Io dico che ci vuole il formaggio e la frutta. Perché non sviluppare nuovi mercati? Ma a condizione che il mercato non faccia passare in secondo piano le altre dimensioni, che sono l'aumento di ricchezze umane e di civiltà. Per me questo è il pericolo principale. Altri, in un'ottica un po' paranoica, parlano di controllo eccetera. Non sono molto sensibile a questo aspetto, in primo luogo perché tutti i sistemi di comunicazione sono stati usati dalla polizia, a cominciare dalle poste: si sa che le lettere sono state sempre aperte dalla polizia. Oggi se un servizio di spionaggio o di contro-spionaggio vuole intercettare le comunicazioni telefoniche lo fa. Si può fare anche nel cyber-spazio, ma da questo punto di vista non c'è nessuna novità qualitativa secondo me. Anzi forse è più difficile, a causa della pratica del linguaggio cifrato. Domanda 6 Nelle reti si trovano miliardi di informazioni e una pletora di dati. Ma l'educazione che i Greci chiamavano "paideia " e i tedeschi "Bildung " era qualcosa di più dell'informazione, era un coinvolgimento diretto. Risposta Certo l'educazione è qualcosa di costruito, di organico, animato da un certo spirito, eccetera. Ciò che succede qui è che si ha un'enorme massa di informazioni, anzi non soltanto una massa, un flusso di informazioni, ma un vero e proprio diluvio. Ho un mio amico che dice: stiamo vivendo il secondo diluvio. Il primo diluvio è stato di acqua, il secondo è il diluvio dell'informazione. Dunque il problema è di sapere che cosa si deve salvare, che cosa si deve mettere nell'arca, come dovremo navigare. Il problema della navigazione nel cyber-spazio si presenta come navigazione dell'arca nel diluvio informazionale. E' bene esserne coscienti. Non potremo usare validamente tutti questi sistemi se non avremo degli strumenti per orientarci e filtrare l'informazione. Ma ce ne sono sempre di più, e questo è molto importante. In secondo luogo credo che il rapporto con il sapere sia completamente cambiato: viviamo in un'epoca in cui una persona, un piccolo gruppo, non può più controllare l'insieme delle conoscenze e farne un tutto organico. E' divenuto impossibile anche per un gruppo umano importante. Ciò vuol dire che la ricostituzione di un tutto organico, che abbia senso, non può essere fatta da individui o da piccoli gruppi. Dobbiamo imparare a costruire un rapporto con la conoscenza completamente nuovo. In un certo senso non è un male: dà molta più libertà all'individuo o al piccolo gruppo, ma certo è molto più difficile. Bisogna soltanto saper prendere partito. Se si resta con la nostalgia di una cultura ben costituita, organica, con la nostalgia di una totalità culturale, non se ne esce. La conoscenza, la cultura, è qualcosa che si sta definitivamente detotalizzando. Vi dicono: potrete avere accesso a tutte le informazioni, alla totalità delle informazioni, ma è proprio il contrario: adesso sapete che non avrete mai accesso alla totalità. Questo è il messaggio del cyber-spazio e voi dovete saper selezionare. Ritorno sull'intelligenza collettiva. Voi e il piccolo gruppo a cui appartenete e con cui avete uno scambio più stretto non potrete mai sapere tutto e quindi sarete, necessariamente, obbligati a fare appello ad altri, alle conoscenze d'altri e alle loro capacità di navigazione: i messaggi che hanno più valore nel cyber-spazio sono quelli che vi aiutano a trovare dei riferimenti, a orientarvi, quelli che hanno meno valore sono quelli che aumentano la massa senza dare visibilità o trasparenza alle conoscenze disponibili. Vediamo il Word Wide Web, che è un caso molto interessante. Se mettete un documento sul Word Wide Web, fate due cose insieme: primo, aumentate l'informazione disponibile, ma in secondo luogo, fate anche un'altra cosa: con i nessi che stabilite tra il vostro documento e l'insieme degli altri, voi offrite al navigatore che arriverà su quel documento il vostro punto di vista. Quindi non soltanto aumentate l'informazione, ma inoltre offrite un punto di vista sull'insieme dell'informazione. Il Word Wide Web non è soltanto una enorme massa di informazione, è l'articolazione di migliaia di punti di vista diversi. Bisogna considerarlo anche sotto questo aspetto. Domanda 7 Forse siamo di fronte a un paradosso, perché, se abbiamo paura che si possa realizzare il Grande Fratello di Orwell, può darsi che oggi dobbiamo combattere, al contrario, l'appiattimento, il fatto che ogni controversia sarà appianata e che non ci saranno più padroni del pensiero. Risposta Io trovo molto positivo che non ci siano più padroni del pensiero. C'è un fenomeno di appiattimento, ma è soltanto mettendosi dal punto di vista di Dio che c'è propriamente appiattimento, perché non c'è più centro, non c'è più controllo, non c'è più istanza di controllo. Viceversa, da ciascun punto di vista individuale, bisogna ricostituire un paesaggio differenziato con superfici concave e convesse, eccetera. E' una forma di dualismo. Ma per ogni individuo o per ogni microgruppo è un paesaggio diverso. Parlo al futuro, ma succede già oggi. Domanda 8 Ma gli uomini non troveranno difficoltà a orientarsi in uno spazio in cui non c'è più il prima o il dopo, il fuori o il dentro, l'interno o l'esterno? Risposta Lo spazio in cui ci situeremo sarà uno spazio alla Moebius, in cui l'interno passa all'esterno e l'esterno all'interno. Ma non soltanto perché lo spazio virtuale sfrutta le onde dello spazio fisico. E' molto più profondo. Si dice normalmente: l'informazione informa su una realtà. Per questo deve essere possibile distinguere tra la carta e il territorio. Ma oggi il territorio principale è l'insieme delle carte e dunque il passaggio dall'interno all'esterno e dall'esterno all'interno non avviene più soltanto nello spazio fisico, avviene nello spazio ontologico, per così dire, della realtà della rappresentazione. La realtà passa continuamente nella rappresentazione, e la rappresentazione diventa continuamente la realtà stessa. In ciò risiede la difficoltà con cui ci dobbiamo confrontare. In un certo senso è stato sempre così, perché, beninteso, non c'è realtà al di fuori del linguaggio, della cultura che la pone. Ma oggi è diventato assolutamente evidente: non è più il risultato di argomenti filosofici, è una cosa che possiamo vivere, al limite, tecnicamente e socialmente, ogni giorno, e un gran numero di persone ha cominciato a rendersene conto. Domanda 9 Ma non ci sarà un'atrofia della percezione sensibile, in un mondo in cui non servono più i sensi? Risposta Di questo non sarei talmente sicuro: in primo luogo perché penso che ci sia un'enorme sviluppo della vista, con tutti questi sistemi di comunicazione che permettono di vedere cose che gli occhi non vedevano. Voi vedete con i satelliti, con gli infrarossi, con gli scanner, che hanno permesso, in medicina, la produzione delle lastre eccetera, eccetera. Anche il tatto, l'interazione sensorio-motrice con la telepresenza si sta sviluppando enormemente, come l'udito con il telefono, le nuove musiche e simili. Non so se si possa parlare veramente di un'atrofia dei sensi, perché si ha piuttosto una virtualizzazione e uno sviluppo dei sensi con tutti questi sistemi di telepresenza e di virtualità. Non è l'atrofia, ma la virtualizzazione delle percezioni, la loro estensione, la loro trasformazione e, in un certo senso, la loro messa in comune. La loro messa in comune perché la televisione, come dice la parola, è un modo di vedere lontano, ma la cosa più interessante della televisione è che tutti vedono con lo stesso occhio; e, del telefono, che tutti, per ascoltare, usano lo stesso sistema uditivo. Invece l'intelligenza collettiva è fatta di tutte le dimensioni dell'intelligenza, della memoria e della percezione. http://www.mediamente.rai.it/biblioteca/biblio.asp?id=193&tab=int
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De Kerckhove from Quartopiano Tourism Web Solutions on September 28, 2005 282 views / likes
Firenze - Mediartech, 27/03/1998 Due filosofi a confronto. Intelligenza collettiva e intelligenza connettiva: alcune riflessioni Levy: Internet non cambia il concetto dello spazio e del tempo, ma modifica lo spazio ed il tempo, poiché cambia sostanzialmente il nostro rapporto con l'ambiente esterno (1) . De Kerckhove: infatti il ritorno allo spazio 'sensibile' è caratteristico dell'interattività che si realizza con i media tutti; inoltre, lo sguardo verticale che si propone dal satellite, poiché permette all'individuo di percepire a 360°, ci da la sensazione di avere un occhio dietro la schiena (2) . Levy: gli agenti intelligenti sono funzionali ad un individuo che svolge delle ricerche così come lo è una bibliografia in fondo al libro o un cartello stradale: non mortificano affatto le capacità umane (3) . De Kerckhove: il concetto di intelligenza connettiva trae ispirazione da quello di 'intelligenza collettiva' di Levy, e solo in un secondo tempo si distingue concettualmente caratterizzandosi nella pratica diretta del concetto di 'intelligenza collettiva' (4) . Levy: l''intelligenza collettiva' è il prodotto della memoria collettiva, dell'immaginario collettivo, e diventa progetto quando l'uomo mette a disposizione della collettività gli strumenti che permettono una interazione tra gli individui (5) . De Kerckhove: essa è infatti la "pratica della moltiplicazione delle intelligenze le une in rapporto alle altre all'interno del tempo reale di un'esperienza" (6) . De Kerckhove: l'intervistato sostiene che la sua preoccupazione etica rispetto alla società dell'informazione consiste nella proiezione positiva delle tecnologie digitali verso il futuro, poiché questi strumenti offrono l'occasione di creare dimensioni nuove sicuramente più democratiche, sia politiche che economiche (7) . Levy: poiché sul piano tecnico l'individuo è completamente trasparente, a quest'ultimo deve essere assolutamente garantita protezione dal punto di vista legale (8) . De Kerckhove: poiché il diritto ad una coscienza privata è stato oggetto di guerre fra i popoli, esso va conservato e difeso in nome di una libertà acquisita nel corso dello sviluppo dell'umanità (9) . INTERVISTA: Domanda 1 In che modo Internet ha cambiato il concetto di spazio e di tempo? Risposta (Levy) Come ogni buon filosofo comincerei con il criticare la vostra domanda, perché non penso che Internet cambi il concetto dello spazio e del tempo, ma cambi esattamente lo spazio e il tempo: questa è la questione importante. Un sistema di comunicazione modifica il nostro ambiente di "prossimità", le cose che prima apparivano lontane si avvicinano e rientrano all'interno del nostro spazio dell'esperienza. Potrei citare l'esempio di una linea ferroviaria. Dal momento in cui passa una linea ferroviaria tra due città, lo spazio si modifica, ed è come se le due città fossero più vicine; non viene modificato il concetto di spazio tra le due città, ma lo spazio come "veicolo". Per "veicolo" intendo l'ultima prossimità reale tra le due città. Per rispondere alla domanda su Internet credo che sia necessario mettere in prospettiva, quindi descrivere la rivoluzione delle comunicazioni apportata da Internet insieme agli altri mezzi di comunicazione. Direi che quello che fa la televisione, e in generale quello che fanno i media classici - che di solito rappresentiamo come delle emittenti con un gran numero di ricevitori, più o meno passivi e isolati gli uni dagli altri- è all'interno di questo spazio soggettivo, questo spazio dell'esperienza di cui vi parlo, e scava un immenso "attrattore" nel quale tutti i telespettatori cadono. I telespettatori sono attirati verso il viso e verso quello che un personaggio dice, tutti insieme nello stesso tempo, ed è come se si scavasse un canale "attrattore" nello spazio all'interno della topologia collettiva. Se si guarda come funziona il telefono, possiamo trovare un'altra tipologia d'esperienza: si crea una grande rete nella quale ci sono piccoli punti, piccoli nodi, e la particolarità di questa rete è che qualunque nodo può diventare immediatamente molto vicino a qualsiasi altro nodo. I nodi si riuniscono sempre due a due ed è uno spazio che funziona in questo modo, con una tipologia molto particolare degli spazi. Nello spazio telefonico ci sono luoghi assolutamente immobili, quelli che sono lontani dai nodi della rete e ci sono degli spazi che sono mobili, quelli che sono vicini al telefono. Partendo da lì ci si può avvicinare a qualsiasi altro. Per opposizione a questa specie d'enorme "attrattore" creato dai media classici, il telefono costruisce una rete con una struttura topologica completamente particolare. E' un'insieme di punti dispersi sul territorio che hanno una proprietà molto particolare. Questa particolarità sta nel fatto che in qualsiasi momento li si voglia, questi punti li si può riavvicinare ad un altro. Uno dei due punti può riavvicinarsi ad un altro e cosi via. Lo spazio è sempre rigido tra i due punti e solo i due punti possono agganciarsi tra loro. Internet crea un altro ulteriore spazio. La particolarità di questo mezzo è che integra tratti già appartenenti ad altri media. Possiamo affermare che le tecnologie Push funzionano come l'abbonamento con la stampa o un po' come la radio o la televisione. La posta elettronica funziona come la posta ordinaria. Il Web funziona in modo completamente originale. Direi che, in generale, Internet sia simile ad un paesaggio variegato, all'interno del quale si riproduce un gran numero di tipologie diverse ma la grande originalità in rapporto ai media classici è che gli individui possono quasi tutti contribuire alla costruzione di questo paesaggio. Lo si potrebbe rappresentare come un immenso mondo virtuale a partecipazione collettiva, con multiparticipanti. Vorrei aggiungere un piccolo punto sul Web: in esso lo spazio culturale e letterario si è trasformato. Se prendiamo una biblioteca e guardiamo i collegamenti tra i diversi testi e i diversi libri, possiamo vedere che esistono: sono costituiti dalle bibliografie alla fine di ogni libro che rinviano ad altri libri. Esiste anche uno schedario della biblioteca, ma tutti questi collegamenti all'interno di una biblioteca sono dei legami virtuali, mentali. Il World Wide Web li rende reali. Partendo dal WWW qualsiasi documento fa Domanda 2 La dimensione dello spazio, in questo caso, è dunque una esperienza e non un concetto? Risposta (De Kerckhove) Questa questione è profonda e ci permette di capire quello che è veramente accaduto nel corso della storia. Mi interesso molto alla trasformazione dello spazio rappresentato, che a sua volta passa per un concetto. E' stato lo sforzo scientifico e plastico di fare dello spazio una cosa oggettiva, fissa ed esterna alla persona. Ho trovato interessante che la prospettiva sia nata dal tentativo di far perdere questa fluidità e questa personalizzazione allo spazio. Il ritorno allo spazio sensibile di cui parla Pierre Levy mi pare qualcosa di molto caratteristico delle interattività che realizziamo con tutti i nostri media. Con la convergenza dei media, se passiamo ad analizzare la dimensione del tempo, possiamo dire che esso sia veramente trasformato. Noi viviamo abbastanza bene nella dipendenza della rapidità d'operazione dei nostri computer. I romani inventarono i secondi, i minuti e l'ora. Ora viviamo a velocità completamente nuove, che sono diventate unità di vita reale che possiamo misurare. La nostra relazione con lo spazio ha subito delle trasformazioni abbastanza radicali. Noi proponiamo uno sguardo verticale che viene dal satellite. Potendo vedere il mondo dal satellite, possiamo sperimentare una realtà virtuale che ci attornia completamente e abbiamo questo sguardo verticale che si posa sulla terra dall'alto come fosse divino. Esiste anche il sentimento che si possa vedere con la schiena come con il Total Surround, che ci permette di percepire a trecentosessanta gradi ed è come avere un occhio nella schiena. Tutto questo è possibile ed è una nuova esperienza dello spazio. Domanda 3 Tornando ad Internet: l'uso di nuovi motori di ricerca, o degli agenti intelligenti, modificheranno l'apporto dell'essere umano nelle ricerche e dunque il suo rapporto con la tecnologia? Risposta (Levy) Vorrei fare una piccola comparazione. Sono in una città che non conosco: come posso fare per raggiungere il luogo di un appuntamento? Ho diverse alternative: posso chiedere a qualcuno che incontro in strada, posso seguire i cartelli stradali, posso orientarmi con una mappa. Per usare delle metafore possiamo dire che i cartelli stradali sono un collegamento ipertestuale, la mappa crea un'interazione con il mio cervello: è un'agente intelligente, la persona alla quale chiedo informazioni è il mezzo della posta elettronica per contattare persone che possono, a loro volta, eventualmente rispondermi. Tuttavia, non diciamo che i pannelli stradali sono orribili e che disumanizzano la città, così come si può pensare degli agenti intelligenti o i diversi motori di ricerca! Essi sono solo simboli, sistemi di simboli un poco più elaborati per orientarsi. Perché dire che disumanizzano? Siamo contentissimi di avere uno schedario in una biblioteca, e ciò ci permette di non andare sempre a disturbare la bibliotecaria. In ogni caso, è assolutamente fuori luogo affermare che ci siano sempre meno relazioni tra la gente. Al contrario, ce ne sono sempre più. Il telefono è stato inventato contemporaneamente all'automobile, e non ha rimpiazzato il trasporto fisico. Quanto più si è sviluppato il telefono, tanto più si è sviluppata la macchina. Immaginate che si tagli il telefono in una città, cosa succederà? Ci saranno code a non finire che impediranno di circolare. Per fortuna c'è il telefono per incontrarsi! Le persone che utilizzano Internet non sono bloccate davanti al loro schermo come sostiene Paul Virilio. Sono, al contrario, persone che viaggiano molto, che incontrano altre persone. Internet rappresenta un modo di contatto e comunicazione fra le persone come qualsiasi altro mezzo. Il vero fenomeno al quale assistiamo è quello di un aumento generale dei contatti, delle connessioni, degli scambi di ogni genere: fisici, affettivi, economici, intellettuali, estetici, e così via. Effettivamente stiamo costruendo un'umanità sempre più vicina a se stessa. Domanda 4 Lei ha creato il concetto di 'intelligenza connettiva' e Pierre Levy quello di 'intelligenza collettiva'. Qual è la differenza tra questi due princìpi? Risposta (De Kerckhove) Quello di intelligenza collettiva è stato non il primo concetto ma la prima percezione che abbiamo avuto io e Pierre durante uno dei colloqui di Amsterdam. Solo una settimana più tardi mi riferirono che Levy aveva pubblicato il libro sull'intelligenza collettiva. Abbiamo continuato a citare Levy per mesi perché "l'intelligenza collettiva" era un concetto troppo importante. L'anno seguente praticavo già il metodo dell'intelligenza connettiva ma la chiamavo ancora collettiva citando Levy. Un'artista australiano mi disse che io non esprimevo l'idea di una intelligenza collettiva, perché facevo riferimento, nelle mie riflessioni, ad un sistema di connessione aperta. Non si trattava di riferirsi ad un contenitore chiuso, ma ad una connessione da persona a persona all'interno di una rete molto specifica. Questa connessione con la sua specificità che non sta nel contenitore collettivo di un sapere, di una conoscenza, di uno scambio, mi suggerì di chiamarla "connettiva". L'ho ringraziato perché mi ha reso un grande servizio. Ora posso dire il suo nome: Ross Harly. Ha creato per me questo concetto d'intelligenza connettiva e non ho l'intenzione di monopolizzare né l'invenzione né nient'altro. Questo concetto è formidabile per capire questi processi che la tecnologia digitale ha apportato, e mi ha permesso di scoprire l'intelligenza, o, meglio, l'inconscio connettivo ricco di possibilità. Continuo a prendere ispirazione dal lavoro di Levy e cerco di coinvolgerlo alla pratica diretta tramite l'intelligenza connettiva. Devo aggiungere che il concetto di intelligenza collettiva è così importante e fondamentale che merita di essere diviso in ulteriori zone d'esplorazione. Questo non elimina la possibilità di una ricerca parallela o interna all'interno di essa. Considero l'intelligenza connettiva in quanto una delle forme dell'organizzazione all'interno dell'intelligenza collettiva. Come Freud aveva trovato molto più interessante l'inconscio privato mentre Hume si era indirizzato verso l'inconscio collettivo, io mi trovo più interessato, per il mio lavoro, nell'esplorare sul campo, con le persone, in tempo reale. Preferisco la pratica dell'intelligenza collettiva nella sua rete specifica che chiamo intelligenza connettiva, piuttosto che lasciare semplicemente il concetto svilupparsi da solo senza sperimentazione. Amo lavorare con le mani. C'è un altro aspetto che mi appassiona. Una vecchia battuta di Molière in "Les femmes savantes" recita in questo modo: "Un gentiluomo è qualcuno che sa tutto senza avere imparato niente". Penso che con Internet, con il Web e con l'accesso che abbiamo a questa intelligenza collettiva, a questa base cognitiva, siamo tutti dei gentiluomini. Possiamo avere accesso a tutto senza avere imparato mai niente. Ciò è divertente, fa parte del piacere di appartenere della nostra epoca, di essere legati a questa formidabile memoria collettiva. Domanda 5 E per quanto riguarda il concetto di "intelligenza collettiva"? Risposta (Levy) Di certo non è un concetto di mia invenzione. In un certo modo è l'invenzione propria dell'umanità. Cos'è la cultura? E' la dimensione collettiva dell'intelligenza e poiché possediamo questa intelligenza collettiva siamo degli esseri umani; l'intelligenza collettiva è data dalla memoria collettiva, da un immaginario collettivo. Siamo quel che siamo grazie all'esistenza delle istituzioni, delle tecniche, dei linguaggi, dei sistemi di simboli, dei mezzi di comunicazione. Questo è il livello più generale dell'intelligenza collettiva e la nostra intelligenza individuale è totalmente infiltrata dall'intelligenza collettiva; non saremmo intelligenti se non usassimo il linguaggio, se non fossimo stati allevati in una certa cultura. Insisto molto sul fatto che per me l'intelligenza collettiva umana è molto diversa dall'intelligenza collettiva delle formiche o delle api. Un formicaio è intelligente ma non lo è una formica; essa non è più intelligente quando il formicaio diventa più intelligente mentre quanto più l'essere umano vive in una cultura ricca tanto più lo spirito individuale si arricchisce. Esiste, perciò, una dimensione olografica nell'intelligenza collettiva; in fin dei conti, quello che mi interessa è l'arricchimento di una persona. Se una persona partecipasse all'intelligenza collettiva, tale esperienza dovrebbe consistere in un esperienza di emancipazione, non significa affatto essere rinchiuso in qualcosa di unificatore. Esiste un'altra dimensione molto importante ed è l'intelligenza collettiva come progetto. Quando si legge ciò che hanno scritto le persone che hanno inventato Internet, che hanno messo a punto i primi forum elettronici - persone come Ted Nelson e Douglas Engelbart che hanno inventato il mouse, il multi phone o come Tim Berners-Lee che ha inventato il WWW -, pur non impiegando, nei loro scritti, la parola esatta di "intelligenza collettiva", è esattamente quello che vogliono dire. Queste persone si sono chieste quale fosse il migliore utilizzo di tutte le tecnologie interattive digitali, nella volontà di aumentare l'intelligenza dei gruppi, di mettere in sinergia le memorie, le immaginazioni, le competenze e di fare funzionare tutto questo in quel preciso modo. Era un progetto originale all'epoca. Non dobbiamo dimenticare che il grande progetto mitico dell'informatica per molto tempo è stato lo sviluppo dell'intelligenza artificiale, non era né il progetto di Ted Nelson né quello di Douglas Engelbart o di chi lavorò su i forum elettronici. Loro hanno detto no allo sviluppo dell'intelligenza artificiale, l'importante è l'intelligenza collettiva. Un ultimo nodo che vorrei affrontare è quello che riguarda la questione politica. Con Internet possiamo finalmente renderci conto che non possiamo avere accesso a tutto. Possiamo toccare questa realtà con il dito, significa che tutto è fuori portata, tutto è non manipolabile e l'intelligenza collettiva è intotalizzabile. Il progetto che ho cercato di formulare all'interno del libro "Intelligenza collettiva" è molto generale, e riguarda un progetto di civilizzazione. Se dovessi riassumerlo in poche parole direi: "qual è la principale ricchezza dell'umanità? E' la sua intelligenza, la sua memoria, la sua immaginazione, le sue forze mentali e spirituali." Tutte le sue altre ricchezze derivano da queste prime. Mentre si gestiscono in modo straordinariamente preciso le ricchezze finanziare, le miniere, e sempre più anche le risorse ecologiche, si lasciano deperire incredibilmente le risorse in competenze, in intelligenza. Abbiamo delle forme organizzative che non sono purtroppo presenti per valorizzarle. Consideriamo l'intelligenza delle persone che sono nella folla: sono totalmente appiattite, negate, inesistenti. Una folla è più stupida di un animale nonostante sia composta di esseri umani individualmente molto intelligenti. In un sistema burocratico la folla è un poco meno intelligente che il capo superiore, perché gli esecutori fanno sempre degli errori. Eppure esiste una quantità di competenze, di tutte queste persone ch Domanda 6 De Kerckhove, infatti, sostiene che l'intelligenza connettiva non è altro che la "pratica" di questo processo... Risposta (De Kerckhove) Ovviamente: la pratica. McLuhan diceva sempre che il suo lavoro non era altro che una nota a piè di pagina. Posso dire che l'intelligenza collettiva sia una nota a piè di pagina su ciò che si è appena scritto, su quello che si è appena detto: è, effettivamente, la pratica della moltiplicazione delle intelligenze le une in rapporto alle altre all'interno del tempo reale di un'esperienza, di un progetto. Non è molto più di questo ma nello stesso tempo da alla gente subito l'esperienza della loro intelligenza collettiva nel loro gruppo. Ed è gradevole da vivere perché è una nuova esperienza cognitiva, o meglio: una vecchia esperienza cognitiva della quale, però, si prende coscienza arricchendola e accelerandola. Domanda 7 Non avete, dunque, preoccupazioni etiche riguardo alla società dell'informazione? Risposta (De Kerckhove) Veramente io ho una preoccupazione etica: non voglio perdere il tempo a temere quello che potrebbe arrivare, come fa tanta gente senza conoscere le ragioni profonde di quello di cui hanno paura. La mia preoccupazione mi fa fare una decisa avanzata proiettiva verso il futuro. Questa questione etica mi interessa molto perché invece di lagnarmi agli "uccelli di malasorte" che ci annunciano la fine dei tempi della libertà individuale, considero che le nuove tecnologie e la nuova presa di coscienza dell'intelligenza collettiva ci diano l'occasione di guardare avanti, di creare nuovi modi e nuove partecipazioni assolutamente chiare e democratiche del processo di decisione che sia nell'impresa o nelle politiche statali. Oggi è perfettamente possibile concepire idee e praticarle in una situazione con persone di livelli di competenze e di autorità completamente diversi; è possibile riuscire a lavorare insieme ad un progetto comune. I giapponesi ce l'hanno insegnato da tanto tempo: essi consultano tutto l'ambiente umano prima di istallare un progetto in un contesto sociale, culturale o locale. Ritengo che questo sapere antico che i giapponesi coltivano possa essere perfettamente ripreso. Infatti viene sempre più riutilizzato e vediamo anche che le grandi imprese si costituiscono in piccoli gruppi di lavoro, vanno a cercare all'esterno dei consulenti. Questo nuovo modo di agire democratico lo chiamerei "Democrazia just in time", "Politica just in time" o "Governo just in time". Avendo un problema lo si risolve subito e si passa al successivo. Penso che Internet porti l'impronta di tutto ciò, le persone che si connettono ad Internet lo fanno per risolvere un problema specifico del momento e passano ad altro quando esso è risolto. Questo è molto democratico. La democrazia fondamentale è il tempo di vita che abbiamo sulla terra: ecco il principio fondamentale democratico. Questo tempo ci è dato ad ognuno con dei livelli diversi di competenza, di uguaglianza, di cuore, di impegno, d'essere. Penso che sia necessario tenere conto di ognuno anche se il prodotto finale sembra essere diminuito in rapporto a quello che potrebbe essere stato con una élite di produzione. Non è un vero livellamento dal basso ma un tipo di integrazione delle posizioni di ognuno. In questo c'è una possibilità etica e politica. Domanda 8 La privacy è un problema etico che va affrontato in questa società dell'informazione. Risposta (Levy)Da questo punto di vista non c'è nulla da temere visto che abbiamo già il peggio! In ogni caso, già esistono dei software che percorrono la rete senza tregua e che registrano tutto quello che succede nel Web o nei newsgroup. Tutto viene analizzato sistematicamente e riportato in immense banche dati dei servizi segreti americani. Mi chiedo cosa facciano di tutte queste informazioni! Bisogna anche sapere che un individuo medio generalmente esiste in più di duecento schede nominative. Oggi esistono metodi per recuperare queste diverse schede, anche se, ovviamente, le legislazioni nazionali cercano di impedirlo. Tutto ciò già esiste e mi chiedo cosa cambierà per noi. Solo con le carte di credito possiamo sapere tutto ciò che si compra registrando gli spostamenti dell'utente sul WWW e leggendo la posta elettronica. C'è un modo di rendere l'individuo completamente trasparente, molto più di prima, e di questo bisogna esserne veramente coscienti. Ecco perché, innanzi tutto, bisogna tenere duro sull'aspetto legale. Sul piano tecnico siamo completamente trasparenti e l'individuo deve essere assolutamente protetto legalmente. D'altra parte, ci sono delle possibilità tecniche per proteggere la vita privata come con i sistemi di criptaggio; io sono d'accordo per lo sviluppo e la libertà di utilizzo di questi sistemi che fanno, in qualche modo, da contrappeso allo straordinario potere di coloro che potrebbero avere tutta l'informazione disponibile di un individuo. Domanda 9 Invito alla stessa riflessione De Kerckhove: il diritto alla privacy è un problema etico importante nella nostra società dell'informazione... Risposta (De Kerckhove) Esiste il diritto di avere una vita privata. Il diritto ad una coscienza privata è stato oggetto di lotte, di guerre di religione monumentali, e la lotta per ottenerlo ha prodotto centinaia di milioni di morti. La tolleranza ed il principio della tolleranza era quello di lasciare la pace agli individui per un pensiero privato, e libero. Questo pensiero privato l'abbiamo acquisito con il nostro sangue, in un certo modo, nel corso della storia. Non vedo la ragione per abbandonarlo! Conosciamo bene la collettività e l'individualità ma ciò che conosciamo meno bene è la connettività: esiste un essere connettivo e una possibilità di essere se stessi e altre persone in un determinato tempo. Penso che la vita privata e la sua problematica appaiano come vecchie questioni che riguardano particolarmente una 'forma' dell'essere. La religione medievale ha dovuto fronteggiare e proteggersi contro l'apparizione dell'individuo privato creando monasteri - luoghi nei quali la vecchia immagine dell'uomo collettivo poteva ancora essere coltivata, in lotta molto dura contro l'individuo privato -; l'Inquisizione cos'è stata? Il Papa lascia entrare l'immagine collettiva di salvezza del destino dell'uomo e il pensiero totalmente individuale del povero diavolo si torturava facendo uscire dalla sua testa quello che gli apparteneva. http://www.mediamente.rai.it/biblioteca/biblio.asp?id=108&tab=int
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Marcuse from Quartopiano Tourism Web Solutions on July 03, 2005 270 views / likes
Herbert's Hippopotamus (1996) (back to top) Herbert's Hippopotamus is a 1 hr. 9 min. documentary video made by UCSD film student Paul Alexander Juutilainen in 1996. It is a wonderful film about Herbert's traces at UCSD, with great documentary footage from the 1960s and 70s and follow-up interviews from the 1990s. One reviewer wrote: "This Emmy award-winning documentary explores the historical background for the cultural encounter between European Critical Thinking, the Third World, Feminist and Anti-war movements, as well as the political turmoil and institutional pressures in reaction to these coalitions." http://www.gseis.ucla.edu/faculty/kellner/media/herbieshippodsl.ram
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video cult from Quartopiano Tourism Web Solutions on June 23, 2005 363 views / likes
http://www.sballo.info/video/CULT-SBALLO_Quaglia-Picetti_PROMO-PER-TV-INESISTENTE.wmv CULT-SBALLO_Quaglia-Picetti_PROMO-PER-TV-INESISTENTE.wmv CULT_Caragea-Quaglia_IL-PRINCIPIO-UNIVERSALE-DI-PARANOIA.wmv
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Bibliografia from Quartopiano Tourism Web Solutions on June 18, 2005 276 views / likes
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Remember Ivan Illich from Quartopiano Tourism Web Solutions on June 18, 2005 330 views / likes
Ivan Illich Many students, especially those who are poor, intuitively know what the schools do for them. They school them to confuse process and substance. Once these become blurred, a new logic is assumed: the more treatment there is, the better are the results; or, escalation leads to success. The pupil is thereby "schooled" to confuse teaching with learning, grade advancement with education, a diploma with competence, and fluency with the ability to say something new. His imagination is "schooled" to accept service in place of value. Medical treatment is mistaken for health care, social work for the improvement of community life, police protection for safety, military poise for national security, the rat race for productive work. Health, learning, dignity, independence, and creative endeavour are defined as little more than the performance of the institutions which claim to serve these ends, and their improvement is made to depend on allocating more resources to the management of hospitals, schools, and other agencies in question. Ivan Illich Deschooling Society Schooling - the production of knowledge, the marketing of knowledge, which is what the school amounts to, draws society into the trap of thinking that knowledge is hygienic, pure, respectable, deodorized, produced by human heads and amassed in stock..... [B]y making school compulsory, [people] are schooled to believe that the self-taught individual is to be discriminated against; that learning and the growth of cognitive capacity, require a process of consumption of services presented in an industrial, a planned, a professional form;... that learning is a thing rather than an activity. A thing that can be amassed and measured, the possession of which is a measure of the productivity of the individual within the society. That is, of his social value. A radical alternative to a schooled society requires not only new formal mechanisms for the formal acquisition of skills and their educational use. A deschooled society implies a new approach to incidental or informal education.... [W]e must find more ways to learn and teach: the educational qualities of all institutions must increase again. http://www.pudel.uni-bremen.de/100en_index.html http://www.preservenet.com/theory/Illich/Deschooling/intro.html http://www.cogsci.ed.ac.uk/~ira/illich/texts/energy_and_equity/energy_and_equity.html http://www.incae.ac.cr/ES/clacds/proyectos/naciones_digitales/construyendo_escenarios/documentos/Illich%20Chapters%201_2_3.pdf http://www.preservenet.com/theory/Illich/Vernacular.html http://www.preservenet.com/theory/Illich/Silence.html http://www.ivanillich.org/ espanol http://www.augustana.ab.ca/rdx/eng/activism_illich.htm http://agora.qc.ca/textes/ellul.html http://www.resurgence.org/resurgence/184/illich.htm http://agora.qc.ca/textes/illich.html http://www.monde-diplomatique.fr/1999/03/ILLICH/11802 http://www.radio.cbc.ca/programs/Tapestry/audio.html http://sunsite.queensu.ca/memorypalace/mall/Illich01/index.html http://www.nybooks.com/articles/10701 http://www.nybooks.com/articles/article-preview?article_id=11192 http://www.nybooks.com/articles/article-preview?article_id=11159 http://www.nybooks.com/articles/article-preview?article_id=10912 http://www.nybooks.com/articles/article-preview?article_id=10734 A Consitution for Cultural Revolution http://www.cogsci.ed.ac.uk/~ira/illich/texts/const_revolution/
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